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giovedì 28 maggio 2015

Recensione: Il mio cuore e altri buchi neri di Jasmine Warga

Titolo: Il mio cuore e altri buchi neri
Autore: Jasmine Warga
Editore: Mondadori
Prezzo: 17.00 € 
Data di uscita: 15 Maggio 2015
Trama: Aysel ha sedici anni, una passione per la scienza e un sogno che coltiva con quotidiana dedizione: farla finita. Tutto ormai sembra convergere in quel buco nero che è diventata la sua vita: i compagni di classe che le parlano alle spalle, un lavoro deprimente, il delitto commesso da suo padre che ha segnato per sempre il suo destino. Aysel vorrebbe sparire dalla faccia della Terra, ma le manca il coraggio di farlo da sola. Per questo trascorre il tempo libero su "Dipartite serene", un sito di incontri per compagni... di suicidio. Roman, perseguitato da una tragedia familiare e da un segreto che vuole lasciarsi alle spalle, è il prescelto. Eppure, proprio nell'attimo in cui stanno per abbandonarla, la vita potrebbe mostrare il suo lato leggero, dolce e pieno.

Vorrei poter direi che questo libro mi sia piaciuto. Vorrei poter descrivere la meraviglia, la stupenda sensazione che mi ha lasciato, ma mi trovo dolorosamente qui a confessarvi che no, questo libro non mi ha conquistato.
E non è il tema trattato che mi ha in qualche modo rovinato la lettura. Posso tranquillamente affermare di essere un habitué di libri che trattano temi come la morte o il suicidio, ma in questo caso no, sono solo rimasta solo perplessa dello svolgimento della storia.
Aysel, che è la voce narrante della storia ed è ormai da undici mesi che medita il suicidio. E' una giovane ragazza di sedici anni che ha dovuto affrontare da bambina gli sguardi di paura o ribrezzo dei suoi coetanei, della sua cittadina, per ciò che ha commesso suo padre. Aysel è stanca di essere giudicata e di trascinare la sua vita giorno dopo giorno, così, decide di iscriversi a Dipartite Serene, un sito in cui altre persone che meditano il suicido si iscrivono per trovare il coraggio di compiere il grande passo. Aysel però sa di non potercela fare da sola, ha bisogno di una piccola spinta, così cerca all'interno del sito un compagno, con cui scivolare via dalla vita.
Già mentre leggevo queste pagine, sapevo dal profondo del cuore che Aysel era tutto, fuorché una ragazza che medita di togliersi la vita. il suo cercare un compagno, qualcuno con cui condividere la morte, la etichettata come una persona disperata alla ricerca di un contatto, di un appiglio, qualcuno che le facesse capire quanto fosse importante la vita, che la amasse, come lei ha amato il padre.
Aysel descrive il suo malessere interiore come un grosso buco nero nello stomaco che risucchia via ogni grammo di felicità, lasciando solamente il dolore e sofferenza. Aysel non mi ha trasmesso però nulla. Ciò che mi aspettavo dalle pagine di questo libro era un concentrato di maiunagioia, ed invece, mi sono resa conto che Aysel se solo avesse provato a spostare anche di pochi centimetri i prosciutti negli occhi, si sarebbe già accorta che nessuno la giudicava, che la famiglia la supportava, che lei aveva un futuro davanti a se. Il buco nero che descrive è solo il peso della solitudine autoimposto, il suo negarsi i sorrisi, una condanna autoinflitta. Per questo non sono riuscita a farmela piacere. Aysel è solo una giovane donna che ha visto suo padre affondare e teme di essere identica a lui, un complesso, che tutti ormai sappiano non esistere realmente, anzi, per quanto mi riguarda lo percepisco troppo come un tratto genetico che poteva saltar fuori nei libri ottocenteschi, per dirla tutta. 
Il suo compagno di suicidio, Roman, è quello che per me aveva un tratto ben definito fino a quando, alla fine, l'autrice lo fa scivolare su una bella buccia di banana, con una giustificazione assurda e per niente in linea con la persona. 
Questi "appuntamenti" che si davano entrambi, mi sembrava solo una pallida scusa per inserire il tarlo dell'innamoramento, invece che decisioni sulla propria fine. 
Quando alla fine della storia, ho letto le note dell'autrice, sono rimasta sorpresa della contraddizione del personaggio di Aysel. Aysel non doveva essere la portatrice della speranza, anni di meditazione al suicidio e poi sembra l'arcangelo Gabriele che porta la lieta novella, tutta felice e contenta, con l'animo da crocerossina. 
Ok, spero di non aver elargito spoiler, perchè ad un caso potete picchiarmi, ma piano per favore, ho la pelle delicata xD
 Voto finale
(per i comuni mortali: 2/5)

6 commenti:

  1. Stavo pensando 'Questo libro non mi ispira molto, vediamo che ne pensa', poi ho visto che ti ha fatto schifo.

    Non avevo mai notato che sulle 2 stelle c'è scritto per i comuni mortali! Sto morendo ahahaha

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    1. A me ispirava un botto ma alla fine niente, era troppo adolescenziale e scritto coi piedi. Sono rimasta delusa tantissimo ç_ç

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  2. Io sono molto incerta. Sarebbe già il terzo libro quest'anno sul suicidio (e dintorni insomma) che leggo e già i precedenti mi erano piaciuti ma non gli avevo trovati stellari, non so... Il titolo però mi piace un sacco.

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    1. Ormai vanno di moda, anche per me era il terzo! Però questo non mi ha dato la giusta dose di negatività che dovrebbe a regola dare un libro che punta più sul lato psicologico del protagonista.

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  3. Ciao :D ho trovato il tuo blog sul link party di Piccole macchie d'inchiostro e, be', complimenti :D Non avevo mai sentito questo libro prima d'ora, però la trama mi ispirava ** ma dopo avere letto la tua recensione, me ne sono un po' pentita :/ tuttavia forse lo leggerò e vedrò se sono d'accordo con te o meno :)

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    1. Ciao Valentina (-:
      Ogni recensione è soggettiva, possibile che a te piaccia, leggerò la tua per confrontarla con la mia allora!

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