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venerdì 7 agosto 2020

✎Recensione ▫ Una ragazza ad Auschwitz di Heather Morris

Ciao lettori ❚
Come state? Siamo finalmente ad agosto, alleluia! Caldo e neonato non sono un accoppiata vincente, anche perché con le temperature che ci sono state difficilmente riuscivo ad uscire con Emma se non quando proprio non potevo farne a meno. Comunque, oggi vi parlo di un romanzo che sicuramente mi ha colpito nel profondo, quando ti ritrovi a leggere delle ricostruzioni di personaggi realmente esistiti (anche se romanzate) è quasi difficile non farsi coinvolgere dalle ingiustizie perpetrate nei suoi confronti. Vediamo insieme cosa ne penso:

⋐ Una ragazza ad Auschwitz di Heather Morris ⋑
SERIE: CAPTIVE PRINCE #1
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GENERE: HISTORY
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OMAGGIO DA PARTE DELLA CASA EDITRICE
titolo: Una ragazza ad Auschwitz
Autore: Heather Morris
Editore: Garzanti
Prezzo: 17.90€
data di uscita: 25 Giugno 2020
Voto:
TRAMA:
È il 1942. Cilka ha solo sedici anni quando il suo mondo cambia per sempre. Ha appena varcato il cancello di Auschwitz e, in un istante, si vede portare via l’innocenza e i sogni di ragazzina. Intorno a lei ci sono solo orrore e ingiustizia. Eppure, nonostante tutto, scopre di avere in sé un coraggio straordinario. Un coraggio che le permette di scoprire i punti deboli dei suoi aguzzini e di servirsene con astuzia per salvare sé stessa e tutti quelli, come lei, condannati senza motivo. Da allora sono passati tre anni. Il campo è stato liberato, ma la possibilità di una nuova vita le viene negata quando è costretta ai lavori forzati in Siberia. Di nuovo, si trova alla mercé dei propri carcerieri, costretta a eseguire senza fiatare gli ordini che riceve. Ma, benché tema di non avere via d’uscita, rifiuta di arrendersi al buio di cui ha già fatto esperienza e continua a lottare per tenere a distanza il male che sembra permeare ogni cosa. Per dimostrare, con l’audacia che l’ha sempre contraddistinta, che non c’è malvagità che possa resistere a una mano tesa in cerca d’aiuto. Perché malgrado la barbarie di cui è stata e continua a essere testimone, Cilka è convinta che il suo cuore non sia pronto per dire addio all’amore.


Recensione
Devo farvi una piccola premessa. Non avevo idea che questo romanzo fosse il secondo di una serie di libri collegati tra loro, ingenuamente credevo che fossero delle storie a se e sopratutto con personaggi di assoluta fantasia. Immaginate me che alla fine del romanzo mi trovo l'autrice che spiega perché ha deciso di scrivere un romanzo su Cilka, ispirandosi a un personaggio realmente esistito estrapolando notizie e informazioni tramite approfondite ricerche. Non solo sono rimasta sorpresa, ma anche colpita maggiormente nel profondo da questa ragazza che nonostante tutte le avversità non ha mai perso la voglia di lottare per la sua vita. Ragion per cui sono più che intenzionata a leggere Il tatuatore di Auschwitz che sicuramente arricchirà meglio la sua storia.
Cilka Klein è sopravvissuta da uno dei campi di concentramento più crudeli della storia dell'umanità: Auschwitz. Quello che ha fatto per restare in vita è il motivo per cui una volta liberata è stata spedita in Siberia a Vorkuta per scontare una pena di lavori forzati. Cosa avrà fatto Cilka di così grave da essere spedita in un luogo così remoto e rigido dopo le sofferenze passate? La risposta è anche uno dei perni dell'intero romanzo. Può una persona costretta a subire ripetute violenze fisiche e mentali stare ancora nella parte giusta dalla barricata se da questo ha guadagnato un posto caldo dove riposarsi, la pancia piena e la certezza di non venir spedita in una delle camere a gas? E' quello che si chiede anche Cilka. E' una vittima? Quanto dovrà smetterla di nascondere il suo passato per paura di non essere vista come una venduta? Quanto dovrà aiutare il prossimo per fare ammenda?
La vita nel gulag non è facile, sopratutto per una donna. Lavorare in un luogo sperduto e con temperature rigide senza il giusto apporto di cibo, riposo, igiene e sicurezza potevano causare l'espandersi di malattie e tragici incidenti. Gli uomini poi, secondo una gerarchia che vedeva i più forti al comando entravano nelle baracche delle donne reclamando piaceri sessuali e la donna per paura di essere stuprata da uomini differenti era costretta a scegliersi un protettore, finendo anche con l'idealizzare uno sentimento con una persona che altro non era che uno stupratore.
Dopo essere stata privata della sua identità, della sua famiglia, della sua innocenza, quanto può essere devastante dover rivivere le stesse cose in un posto nuovo? L'autrice narra la storia della protagonista alternando frammenti della sua vita prima e durante Auschwitz e nel presente a Vorkuta, portando alla luce il segreto più straziante di uno dei compiti al quale le SS tedesche la costringevano a compiere. Ma la forza di Cilka sta proprio nella volontà a non arrendersi, finisci per ammirare la sua forza e determinazione nell'istruirsi per salvare più vite possibili. Nonostante un invidia iniziale della fortuna di Cilka di avere fin da subito una via d'uscita al duro lavoro che le altre sono costrette a fare si finirà tra creare tra di loro un forte legame affettivo dove finiranno per aiutarsi e sostenersi a vicenda. Queste donne sconosciute, costrette a convivere insieme e per delle colpe che oggi ci sembrerebbero del tutto ingiuste che finiscono per spalleggiarsi a vicenda vi assicuro che rappresenta l'unica luce in un tunnel ricco di orrori e atrocità.
Se vi devo fare una considerazione (che non è negativa) è che alcuni punti erano abbastanza piatto e quindi la lettura ne ha risentito. Credo sia una delle eventualità quando si scrive un romanzo e si narra la vita di un protagonista senza tralasciare nulla, anche le parti ripetitive. 

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